Frida ha vissuto con noi per quindici anni. Dopo la sua scomparsa avevamo deciso di non prendere più un cane ma l’assenza di un animale rendeva casa nostra immensamente vuota. E così dopo due mesi eccoci a girare per i canili della zona. Solo che la burocrazia, i questionari, le difficoltà ci avevano veramente sfiniti. Basta così. Mettiamoci una pietra sopra.  Poi improvvisamente una serie di eventi incredibili: il 3 febbraio, di ritorno a piedi dal supermercato, mi viene incontro un cagnolone bianco, sporco, randagio. Si accuccia dinanzi a me, si rovescia a pancia in su e si fa accarezzare. Mi guardo intorno, nessuno, è davvero un randagio. Un attimo, poi si rigira, si alza e velocemente corre via. Passano tre giorni, fino al 6 febbraio. Alessia aveva saputo che cercavamo un cane, anche se non era al corrente che avevamo già abbandonato l’idea da tempo. Si presenta a casa e quasi piangendo ed implorandoci, ci dice di un cane di taglia media, abbandonato, che dorme sotto un’auto e che avrebbe bisogno di una casa. Taglia media. Frida era di taglia piccola. Tira fuori il cellulare e ci fa vedere una foto che gli aveva scattato. Un tuffo al cuore. Riconosco immediatamente il cane che avevo incrociato tre giorni prima. Decidiamo di prenderlo. Alessia, felice, corre a prenderlo, lo pulisce alla meglio, lo avvolge in una coperta e due ore dopo ce lo porta a casa. Lo chiamiamo Miele, per via del colore dei suoi occhi. Una settimana dopo portiamo Miele a lavare e poi dalla veterinaria: ci dice che ha circa otto mesi, dovrebbe essere nato a giugno.

Mia madre era nata il 20 giugno. Miele dormiva sotto un’auto a cento metri da casa di mia madre. Mia madre ci aveva lasciato esattamente dieci anni prima, il 6 febbraio.

Credo che Miele sia un dono che mia madre ha voluto farci per continuare a tenerci compagnia.