About

A casa dei miei è conservata ancora una vecchia scatola di scarpe, colma di fotografie, in bianco e nero; foto dei miei, giovani, poi sposati, poi ancora di noi figli piccoli, adolescenti, adulti. Poi le prime foto a colori, di noi al mare o in campagna. Ricordo che quando ci riunivamo tutti insieme, rientrati per le vacanze, prima che i miei ci lasciassero, era un appuntamento immancabile quello di tirar fuori la scatola e riguardare le foto, tutte, una per una, commentando, ricordando, sorridendo, emozionandoci.
Passa il tempo, le strade si dividono ed ecco la mia prima macchina, una Miranda Sensorex II, prestatami da Anna. I primi travolgenti entusiasmi, la camera oscura, la pellicola Ilford Pan F o Fp4, la carta baritata, pinze e bacinelle, luce gialloverde e poi il re della mia camera oscura, l’ingranditore Durst M605 con ottiche 50 e 80 mm. L’emozione infinita del primo foglio di carta immerso nell’acido e la magia di veder comparire l’immagine. Ma ecco l’avvento delle digitali, sfacciate e presuntuose, senza più il ricatto dello spreco di un fotogramma sbagliato.
Dalla Miranda sono trascorsi cinquant’anni ma tutti esattamente scolpiti nella mia mente e nel mio cuore. L’amore per la fotografia non è mai scemato. Ancora oggi il mio modo di vedere il mondo è sempre lo stesso: con curiosità, desiderio sfrenato di cogliere quel momento, quella linea, quel volto, quei doni che ci circondano, in attesa solo di essere colti da uno sguardo curioso e attento.
Ogni mia foto è diversa ma è una foto “mia”, la riconosco in mezzo a centinaia, perché dietro l’immagine c’è semplicemente il ricordo di quell’istante ma, soprattutto, c’è la mia anima.